Bioregolatori peptidici e la funzione bioregolatrice

bioregolatori peptidici

In questo nuovo articolo continueremo a parlare dei bioregolatori peptidici, affrontando – nello specifico – il meccanismo d'azione (la così detta “funzione bioregolatrice”) di questi particolari e innovativi prodotti.

Lo faremo intervistando il dott. David Gorgiladze, presidente della società denominata “Peptides”, gerontologo, nonché vicepresidente della Russian Society for Antiaging Medicine.

David Gorgiladze

Dottor Gorgiladze, i bioregolatori peptidici funzionano davvero?

Dott. David Gorgiladze:

Sì, a patto che prima si comprenda cosa sono e come funzionano a livello di organi, tessuti e singole cellule.

Solo così è possibile capire in quali situazioni possono essere davvero d'aiuto.

Detto ciò, il passo successivo è quello di prendere coscienza del fatto che – agli albori della vita sulla Terra – i primissimi organismi unicellulari possedevano già un loro meccanismo di bioregolazione (o “funzione bioregolatrice) in grado di renderli autosufficienti e autoregolanti.

Come agiscono i bioregolatori peptidici?

Dott. D.G:

In parole molto semplici, tali peptidi ottimizzano il funzionamento di organi e tessuti attivando proprio i meccanismi naturali di autoregolazione.

Alcuni particolari bioregolatori provocano una sorta di “cascata di reazioni all'interno della cellula, legandosi proprio ai recettori presenti sulla sua superficie.

Altri ancora, invece, funzionano come marcatori di invecchiamento o danno tissutale.

In pratica, aumentano l'attività dei monociti, dei macrofagi e di altre cellule del sistema immunitario, in modo da impartire ai fibroblasti (e alle cellule di riserva) l'ordine di rigenerazione di organi e tessuti.

Non solo, vi è pure un tipo di peptidi che controlla il trasporto di sostanze ed elettroliti attraverso la membrana cellulare... insomma, ce ne sono davvero tanti, quindi evito di dilungarmi troppo.

Cos'è la funzione bioregolatrice?

funzione bioregolatrice

Dott. D.G:

Partiamo dal fatto che è proprio la cellula a costruire le sue stesse proteine, sulla base delle informazioni genetiche registrate nel DNA.

Queste, una volta create, invecchiano per poi disgregarsi. Quindi, i frammenti di tali proteine possono essere considerate – a tutti gli effetti – delle catene peptidiche ben definite.

Le stesse, poi, ritornano al nucleo della cellula fungendo da segnale.

In altre parole, i frammenti della vecchia proteina diventano bioregolatori del segnale dell'azione dei geni, dando il via alla sintesi di nuove proteine simili alle precedenti.

In condizioni ottimali, le cellule di qualsiasi organismo pluricellulare (incluso il nostro) sfruttano tale meccanismo per controllare l'azione dei geni.

Purtroppo, però, dobbiamo fare i conti anche con i danni causati da fattori ambientali esterni (inquinamento) e da un pessimo stile di vita (fumo, alcool, malnutrizione e mancanza di sonno).

In sostanza, tali fattori distruggono le nostre proteine e, di conseguenza, vanno a decimare i peptidi, ovvero le molecole di autoregolazione.

Quando questi peptidi scendono sotto la soglia critica, ecco che i geni non ricevono più alcun segnale.

Senza di questo, ovviamente, viene a mancare anche la “necessità” di sintetizzare nuove proteine.

Insomma, potremmo dire che i geni vadano in una sorta di “stand by, cessando in toto le loro consuete attività.

Che conseguenze provoca una fuzione bioregolatrice alterata?

Dott. D.G.:

Tutto ciò provoca una reazione a catena tale per cui anche le cellule smettono di dividersi e svilupparsi.

Cosa succede al nostro corpo? Beh, cessa anche la funzione tissutale. In altri termini, le poche cellule “operative” rimaste non sono in grado di far fronte alla mole di “lavoro”.

Senza contare il fatto che tale deficit è accentuato dall'assenza delle cellule nuove che dovrebbero sostituire – via via – quelle vecchie che muoiono.

Il risultato finale è che il tessuto diventa distrofico e iniziano ad apparire i sintomi di svariate patologie.

Ciò che è davvero assurdo è che queste vengono considerate semplici “acciacchi legati all'età".

In realtà, si tratta solo di mancanza di peptidi. Se alle cellule venissero fornite le molecole regolatrici necessarie e il materiale per la sintesi di nuove proteine, ecco che nessuna "malattia legata all'età" si svilupperebbe prima dei 70-80 anni!

Piaccia o no, dobbiamo accettare che l'invecchiamento è un processo sistemico, che procede con determinati schemi.

Sottoponendo il nostro fisico a stress continuo e interrompendone i ritmi biologici, il sistema immunitario e quello endocrino sono i primi a "collassare".

Per cortesia, ci spieghi meglio questo punto

Dott. D.G.:

Insomma, stiamo parlano di quei sistemi biologici che regolano l'attività delle ghiandole surrenali, quelle dell'apparato riproduttivo, ma anche quelle deputate alla disintossicazione e via dicendo.

Tanto per fare qualche pratico esempio, nel corpo femminile la situazione viene aggravata dalla menopausa che si sviluppa in anticipo.

Da lì in poi, cessa la produzione di nuove proteine, i muscoli si assottigliano e si riduce la quantità di collagene in articolazioni, ossa, parete vascolare e pelle.

Infine, la sintesi proteica fallisce e viene a crearsi un forte deficit di bioregolatori peptidici di segnale interno.

Arrivati a questo punto, appare chiaro che per ripristinare uno stato di salute ottimale sia necessario ristabilire proprio la normale sintesi proteica nelle cellule.

Bisogna, però, procedere con ordine.

Prima si va a ripristinare la normale attività dell'epifisi, così come quella del sistema immunitario e di quello riproduttivo, ma anche l'attività del tessuto cerebrale e dei vasi sanguigni.

Solo dopo, o in parallelo, si può provvedere a ripristinare anche la normale funzionalità degli organi danneggiati.

E questo in teoria. Ma in pratica?

Dott. D.G.:

Come è ovvio, è possibile raggiungere determinati risultati solo se nelle cellule deputate alla sintesi delle proteine è presente una "matrice" sana.

Infatti, i bioregolatori peptidici possono fare ben poco in presenza di una molecola di DNA danneggiata “ab origine”.

Questo perché gli stessi vanno e riequilibrare l'attività dei geni sani, ostacolando l'attività di quelli danneggiati.

Insomma, giusto per essere chiari, i peptidi bioregolatori non portano alcun beneficio se il DNA presenta delle parti irrimediabilmente danneggiate.

bioregolatore peptidico

Un bioregolatore peptidico funziona anche contro le malattie genetiche?

Dott. D.G.:

Come appena anticipato, se la struttura del gene è gravemente danneggiata, ecco che sarebbe del tutto inutile assumere un bioregolatore peptidico.

Tuttavia, male non fa.

Anzi, in alcuni casi è pure in grado di migliorare (sebbene solo in minima parte) la funzionalità dell'organo o del tessuto interessato.

Quindi, chiunque è affetto da patologie genetiche deve essere consapevole che non può basare la sua cura solo sui bioregolatori peptidici.

In che contesto funzionano i bioregolatori peptidici?

Dott. D.G.:

La “base” di tutto sono sempre e comunque cellule vive, relativamente sane e in grado di riprodursi. Quindi, non avrebbe senso assumere il bioregolatore Thyreogen quando la ghiandola tiroidea è stata completamente rimossa.

Certo, è comunque possibile regolare l'attività di altri organi del sistema endocrino assumendo altri bioregolatori peptidici.

Purtroppo, però, bisogna accettare il fatto che non crescerà più una nuova ghiandola tiroidea, pertanto il soggetto dovrà comunque assumere ormoni per il resto della sua vita.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni molto interessanti.

I peptidi pineali, ad esempio, aumentano i livelli di melatonina negli animali che sono privi della ghiandola pineale.

Ciò è dovuto al fatto che la melatonina non è sintetizzata solo all'interno di tale ghiandola, ma anche in alcuni speciali cellule del tratto gastrointestinale, della retina e della pelle.

Non solo, il peptide del timo continua a mostrare effetti e regolare l'immunità, anche nei soggetti a cui è stata asportata la rispettiva ghiandola.

Arrivati a questo punto, occorre ribadire nuovamente che le nostre risorse di cellule e tessuti non sono infinite e, come è ovvio, non durano in eterno.

In altre parole, più tardi si inizia l'assunzione di bioregolatori peptidici, via via minori saranno anche i loro benefici.

Il messaggio che voglio lanciare “forte e chiaro” è che non bisogna attendere che compaiano i sintomi di una determinata patologia per iniziare a fare qualcosa.

Insomma, la cura migliore è e resterà sempre la prevenzione.

A che età si possono assumere bioregolatori peptidici?

peptidi

Dott. D.G.:

Secondo studi recenti, l'intero processo di invecchiamento inizia a circa trent'anni.

Se una persona non ha particolari disturbi e/o patologie, può tranquillamente seguire uno dei nostri programmi che prevede la regolare assunzione di Citomaxi e Citogeni.

Volendo, oggi abbiamo anche dei bioregolatori peptidici complessi di nuova generazione, come Revilab SL e Revilab ML.

Per iniziare, puoi seguirne uno anche 1 sola volta all'anno. Poi, man mano che il corpo invecchia e la carenza di peptidi cresce (attorno ai 40 – 45 anni), raccomandiamo di assumere i nostri complessi peptidici già 2 volte all'anno.

Dopo i 50 o 60 anni, quando compaiono i così detti “acciacchi”, consigliamo di assumere bioregolatori peptidici “a ciclo continuo”.

Questo aiuterà a rafforzare il proprio "anello debole" negli intervalli tra i programmi di ringiovanimento standard.

In caso di disturbi non troppo gravi, è possibile assumere ulteriori prodotti mirati. Per

scoprire il nostro "tallone d'Achille", non dobbiamo attendere in modo passivo di ammalarci.

È possibile prevenire le malattie genetiche?

Dott. D.G.:

Oggigiorno, abbiamo tutti gli strumenti e il “know how” per effettuare le analisi genetiche preliminari anche sui bambini.

Ciò ci da modo di capire immediatamente a quali malattie questa persona sarà soggetta nel corso della sua vita.

Detto ciò, chi non ha la possibilità di eseguire tali analisi, puo tranquillamente determinare i rischi ereditari chiedendo ai propri parenti “di sangue” più stretti.

Insomma, se i propri genitori, piuttosto che i nonni o i fratelli e sorelle, soffrono di determinate patologie, ecco che ci sono alte probabilità che a noi succeda altrettanto.

Quindi, per riassumere, i peptidi sono molto efficaci:

  1. nella prevenzione delle malattie ereditarie;
  2. nella prevenzione delle "malattie dell'invecchiamento";
  3. nel contrasto verso determinati fattori ambientali;
  4. nell'aumentare la durata della VITA ATTIVA

Al contrario, i bioregolatori peptidici sono inefficaci contro patologie genetiche ereditarie, sia negli stadi intermedi, che in quelli terminali.

I soggetti già affetti da patologie possono comunque provare ad assumerli?

bioregolatore

Dott. D. G.:

Certo, solo che possono aprirsi diversi scenari, in base alla situazione di partenza.

Se l'organo o il tessuto danneggiato ha ancora una piccola riserva di cellule sane in grado di riprodursi, ecco che i bioregolatori peptidici possono aiutare il soggetto, almeno parzialmente.

Clinicamente parlando, si assiste ad una diminuzione o scomparsa dei sintomi più importanti.

Al contrario, ovvero quando le riserve di cellule sane sono esaurite, l'uso di peptidi servirà solo a rallentare i processi di degradazione dei tessuti e degli organi.

In altre parole fermerà lo sviluppo della malattia.

Sempre dal punto di vista clinico, non ci sarà alcun miglioramento, ma non ci sarà nemmeno progressione della malattia.

In certi casi, questa sarebbe già di per sé una grande vittoria!

In sostanza, raccomandiamo l'assunzione dei bioregolatori peptidici solo se prima viene stabilita una terapia farmacologica da parte del proprio medico curante.

Naturalmente, non ci si possono aspettare miracoli da una capsula!

Senza contare il fatto che per vedere i risultati è necessario assumerli sistematicamente e regolarmente per un lungo periodo di tempo (non meno di 3 anni).

Bioregolatori peptidici e la funzione bioregolatrice: conclusioni

L'intervista finisce qui e speriamo che ti sia stata d'aiuto nel comprendere tutte le potenzialità di questi prodotti.

Detto ciò, nei prossimi articoli parleremo di ulteriori aspetti, quali: efficacia dei bioregolatori peptidi, sicurezza e altre particolari caratteristiche.

Il tutto, rispondendo anche alla fatidica domanda: “Perché assumere dei bioregolatori peptidici?”.

Quindi, torna a trovarci presto!

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